C'era una volta un Re.....ma il Re...non c'entra nulla...
C'era una volta, c'è tutt'ora e sempre ci sarà l'Amore che un giorno decise di capire perchè il suo nome è da sempre abbinato a gioie e dolori, bene o male, inferno o paradiso. E proprio per questo pensò di intraprendere un viaggio.
Amore camminò a lungo, si fermo in migliaia di posti dove venne sempre accolto con entusiasmo, ma alla lunga si rendeva conto di regalare sempre quelle famose gioie e dolori e questa sua doppia valenza proprio non riusciva a digerirla. "Cavolo - pensava - io sono l'Amore, le cinque lettere che formano il mio nome sono come una poesia e quindi, perchè a tanto bene che riesco a fare, corrisponde sempre altrettanto dolore. Perchè?"
Continuò il suo viaggio, in terra, cielo e mare. Si imbattè in tante altre persone, ma con lo stesso identico risultato. Stanco, decise di salire sulla montagna più alta del mondo, pensò che studiando le stesse persone dall'alto, forse, poteva rendersi conto meglio della situazione e capire qualcosa di più.
Vide una cosa che non aveva mai notato prima. Vide la frenesia della gente, la voglia di arrivare a tutti i costi, il tutto subito, la fretta. E tutte queste cose, notò, che spesso lo riguardavano. "Oh mio Dio, adesso ho capito cosa succede realmente e devo assolutamente rimediare".
Dall'alto della montagna più alta del mondo, Amore chiamò a gran voce molti di quelli che lui considerava amici, ma nessuno gli diede l'aiuto che sperava, anzi, in molti erano ormai più allineati alle cose che aveva visto e si sentì, forse per la prima volta, da solo.
Sconsolato, Amore cominciò a scendere dalla montagna per far ritorno a casa, con la testa immersa nei pensieri. Si riteneva sconfitto perchè non era riuscito a concludere nulla e sarebbe tornato a vivere, e far vivere, con quella spada di Damocle della doppia valenza: bene o male, inferno o paradiso, gioie e dolori.
Mentre pensava a cosa avessero fatto gli uomini per soffrire così tanto invocando il suo nome, calò la nebbia, iniziò il freddo, cadde la neve. Il sentiero si coprì e Amore perse la strada.
Provò a rifugiarsi dietro una roccia, accanto a un albero, ma nulla, non riusciva più a fare un passo e cominciò ad urlare.
Anche Amore scoprì la fretta di tirarsi fuori dai guai, la frenesia che lo portava sempre a mettere un piede nel posto sbagliato. Ormai in preda alla disperazione si sentì prendere per mano.
Nella nebbia non riusciva a capire chi fosse, ma quella mano silenziosa lo portò, con tutta calma, in salvo. "Vieni con me - disse quella voce pacata - seguimi e capirai".
Dopo qualche giorno di bufera, finalmente uscì il sole e la mano che teneva stretto l'Amore quasi sembrò sciogliersi sotto quei raggi caldi. Lo aiutò e svanì, nel nulla, come se avesse voluto indicargli la via per poi poter fare in seguito tutto da solo.
Tornato a casa, non poteva darsi pace e l'unico suo scopo era sapere di chi fosse quella mano. Chiamò, quindi, uno dei pochi amici rimasti, il Sapere per farsi dire chi lo avesse aiutato.
E' stato il Tempo" rispose il Sapere". Era stato proprio il Tempo a salvarlo dalla bufera, era del tempo quella mano così dolce e allo stesso tempo determinata a condurlo e accudirlo.
Amore allora capì e il Sapere nel salutarlo gli disse di portare con sè questo insegnamento: "Il Tempo ti ha salvato, perchè solo ed esclusivamente il Tempo è capace di comprendere quanto l'Amore sia importante nella Vita".
C'era una volta un Re....ma stavolta il Re non c'entra nulla......
