TRE ANNI FA...GIOVANNI PAOLO II, L'UOMO CHE FECE PARLARE IL SILENZIO

Marzo 2005: La finestra del Palazzo Apostolico aperta, il Papa è malato è, nonostante tutto, esprime il desiderio di affacciarsi. Non parla, almeno ci prova, non ci riesce, mormora qualcosa di incomprensibile, si arrabbia cercando di afferrare con stizza quel microfono. Movimenti accompagnati da qualche smorfia, il gesto della benedizione e poi il rientro nel suo studio.
Silenzio: così si è consumata, tre anni fa, l’ultima apparizione pubblica di Giovanni Paolo II, un silenzio terribile per intensità, per carica emotiva. Un silenzio agghiacciante, cartina al tornasole di quanto sarebbe accaduto nei giorni successivi. Silenzio. Un silenzio che durava da giorni, ma un silenzio più forte di qualsiasi altra parola. Questo è stato il potere, la grandezza dell’uomo Wojtyla: il saper comunicare anche solo con uno sguardo e con un semplice gesto della mano. Saper far parlare il silenzio....che grandezza!!!!!!
Poi, in rapida successione, la crisi con il ripetuto alternarsi di bollettini medici, mai rassicuranti fino all’epilogo: 2 aprile 2005, il Papa è morto.
Ma non muoiono certamente i sogni, le speranze, gli insegnamenti che ha donato al mondo cattolico e non, nei suoi 26 anni di un pontificato sicuramente indimenticabile e che ha cambiato le sorti del nostro pianeta.
Un Papa amato, contestato, discusso, apprezzato, che non si è mai tirato indietro e, soprattutto quando le tematiche erano scottanti, ha sempre dimostrato la sua fermezza.
Piazza San Pietro, in quei momenti è sembrata più bella e più commovente che mai e anche oggi è meta di tanta gente proveniente da tutte le parti del mondo che celebra un nuovo Pontefice, ma che, al cospetto della tomba di Giovanni Paolo II, cade in quell’abisso imperscrutabile in cui si mescolano il niente e l’assoluto, la vita e la morte, le lacrime e la gioia.
Si, la gioia. Ora c’è Benedetto XVI che è il primo a testimoniare proprio la gioia di aver vissuto l’era di quel "Wojtyla dalle doti soprannaturali", e la consapevolezza di essere entrati anche noi nel grande libro della storia, quella storia che saremo fieri di poter raccontare a qualcuno con un solenne: io c’ero!!!
E io quel giorno di tre anni fa c’ero veramente in quella Piazza più bella del solito e quindi, ciao Santità, ciao Karol.
Si, ciao, mi permetto di darti del tu. Io non sono mai stato un cosidetto "praticante", credo, ma magari lo faccio un pò a modo mio, ma ricordo che in quei momenti il sentimento sia stato più simile ad un caro parente che ha lasciato i suoi familiari. Non esagero se ti dico che in quel momento, tra Papa e Papà, l’unica differenza è stata l’accento sulla a, e basta. E quel "Santo Subito" è stata la prova definitiva di quello che la gente provava e prova per te.
Ha pianto Roma, la tua casa, ha pianto il Mondo e lo fa tuttora, insieme al nuovo Pontefice, anche dopo tre anni. Karol, abbiamo camminato per tanti anni insieme, magari non avremo condiviso alcuni tratti di strada, ma, sapremo tutti fare tesoro anche del coraggio che hai mostrato nei momenti finali, coraggio che nasce dalla consapevole decisione di porre la propria persona al servizio di valori che la trascendono e dunque libera dalle miserie e dalle ansie personali. Magari fosse sempre così.
Il giorno della tua elezione nel 1978 hai detto: "Se sbaglio, mi corrigerete..."...e invece, sei stato tu a "corrigere" tutti quanti.....Grazie.
