5 anni senza Albertone: un ricordo

24 febbraio 2003 - 24 febbraio 2008. Cinque anno senza il più grande di tutti: Alberto Sordi.
Per ricordarlo pubblico l'articolo che ho scritto per un giornale proprio il giorno della scomparsa. Ciao Alberto.
"Aho, e sto a scherzà..."!! Chissà quanti di noi avrebbero voluto sentire questa frase dopo che la notizia è cominciata a circolare. Magari accompagnata da quella risata e quel modo di fare tutto romano che avrebbe avuto il significato di un...ce siete cascati è? E invece no. Alberto Sordi era andato via veramente, di notte, senza troppi clamori, un pò come è stato il suo stile di vita: sempre alla ribalta, ma schivo nelle sue cose più personali.
Roma ha capito a metà mattinata, una anonima metà mattinata di fine febbraio e subito dopo il tam tam di radio e televisioni si è creata una folla spontanea sotto la residenza di colui che per i romani aveva fatto molto, rappresentandoli nel mondo in tutte le sfaccettature.
E quella folla era un atto dovuto, un ringraziamento, insomma, un vero e proprio atto d'amore verso chi aveva riversato fiumi d'amore verso la città eterna.
"Albè, sto film proprio nun ce lo dovevi fa vede...", è stato uno dei tanti commenti della gente, commossa, in quella Piazza Numa Pompilio gremita. In tantissimi hanno portato dei fiori, altri piangevano, altri ancora erano pronti a ricordare le battute più famose dei suoi film.
Già, le battute, entrate di diritto in quella zona che per convenzione definiamo il mito, ma che prima di tutto sono entrate a far parte della quotidianità. Alzi la mano chi di fronte ad un piatto di spaghetti non ha mai esclamato almeno una volta: "M'hai provocato e io ti distruggo.me te magno...".
Sordi ha lasciato una eredità pesante da raccogliere: 190 film nei quali ha rappresentato tutto ed il contrario di tutto, i suoi personaggi erano per la maggior parte romani, ma la sua forza è stata quella di far vedere al mondo intero chi è l'italiano, come la pensa, come agisce nelle varie situazioni della vita, come lavora, come sogna e come è firo di esserlo.
Quest'ultima affermazione riporta alla mente uno dei capolavori del cinema, La Grande Guerra: insolente, imboscato, poca voglia di partecipare all'evento bellico, ma alla fine vedendolo di fronte al plotone d'esecuzione, morire pur di difendere un amico, milanese, un ideale e una bandiera, ha fatto tirare fuori i fazzoletti a molti. E la tirchieria? Non scherziamo, è la classica leggenda popolare.
Lui era nato a Piazza San Cosimato, in mezzo alla gente, e da qui è nato il suo saper gestire il denaro guadagnato all'inzio con grande fatica.
Ultimamente aveva donato un terreno per la costruzione di un ospedale, manteneva dei bambini con una adozione a distanza, ma forse i più non lo sapevano, ma lui voleva così. Avrebbe voluto vedere Roma, la sua città, libera dal traffico con la rivalutazione dei suoi monumenti, è stato Sindaco per un giorno e se fosse stato possibile, avrebbe firmato tutti i documenti necessari per farlo.
In una famosa battuta tratta dal Marchese del Grillo, lui nobile si rivolge al popolo dicendo "...Io so io e voi nun siete un c..."!! Non lo pensava di certo, era solo un modo per far ridere l'ennesima volta.
Sordi non c'è più, il ricordo personale è quello della prima intervista "seria e vera" fatta agli inizia della mia carriera giornalistica e quindi, avendolo incontrato, l'emozione non può che salire alle stelle: quaranta minuti di chiacchiere, splendide, importanti...ed una stretta di mano difficile da dimenticare.
Ora, leggendo la strofa di una sua canzone, starà guardando quei famosi asini che volano nel cielo....ma questi asini, di colpo, si sono trasformati in angeli. Angeli pronti ad accoglierlo ed accompagnarlo nel paradiso dei grandi.
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